Non siamo nati per leggere: la lettura è un’invenzione della storia


Le neuroscienze ci stanno mandando in maniera sempre più chiara ed evidente il messaggio che il cervello umano ha componenti soggettive di apprendimento e che è plastico e “modificabile” grazie alle esperienze che affronta e che il benessere psicologico è il catalizzatore di buoni apprendimenti.


La capacità di decodifica dei simboli e quindi, innalzando il livello di complessità, di apprendimento della lettura, non è un’abilità innata e richiede uno sforzo enorme al cervello.
Capire che cosa facciamo, in realtà, quando leggiamo sarebbe “il culmine dei risultati di uno psicologo perché sarebbe come descrivere la maggior parte dei più intricati meccanismi della mente umana, così come sciogliere la storia ingarbugliata della più notevole capacità specifica che la civiltà abbia appreso nella sua intera storia.
La nostra società dà ai giovani in crescita, dalla primissima infanzia fino almeno all’uscita del percorso formativo (scuola – università) il biglietto da visita di alunni-studenti.
La scuola è il contesto in cui “si apprende”, risulta, pertanto, il territorio in si cui forma l’immagine di sé, coinvolgendo tutti gli aspetti della persona, dalla sfera cognitiva a quella inscindibile affettivo-emozionale-sociale. Costituisce il luogo in cui si realizzano esperienze, si impara a creare relazioni sociali e personali, si costruiscono quelle indispensabili competenze che costituiscono i prerequisiti a diventare adulti consapevoli.
Tra gli elementi fondamentali nel percorso di apprendimento così com’è normalmente strutturato a scuola, un ruolo di straordinario rilievo è coperto dall’apprendimento della letto-scrittura. Nei primi anni come oggetto diretto d’insegnamento, in seguito come tramite essenziale di trasmissione di informazioni e di modalità operativa.

Per alcuni cervelli lo sforzo per diventare lettore fluente è particolarmente gravoso e si tramuta in causa di abbassamento del livello di autostima.

Riconosciamo l’abilità da funambolo che il cervello infantile deve dispiegare per imparare a leggere.


Più impariamo dai bambini con strategie diverse, più saremo in grado di apprezzare le abilità della nostra mente.

Vuoi saperne di più? Ne parliamo lunedì 12 ottobre tra le 15.30 e le 18.00 presso la sede associativa:

Una chiave per la mente – Via Brunner 7 – Trieste


2 risposte a “Non siamo nati per leggere: la lettura è un’invenzione della storia”

  1. È molto interessante questo argomento. Ai bambini piace sempre meno leggere, forse perché è così tanto faticoso e oggi la fatica è sempre meno praticata? Oppure….

    • Si sommano molti fattori. Quanto dici è sicruamente vero: stiamo spianando la strada e rendendo tutto facile. Ci che non è veloce non fa parte degli stili contemporanei di vita, neanche di quelli dell’apprendimento.
      Un altro elemento fondamentale è il tempo che noi adulti dedichiamo a stare con i bimbi, già dai sei mesi, a sfogliare libri. Farlo in un atmosfera piacevole di relazione è determinante sulla dimestichezza che da grandi avranno con la carta stampata

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