Ebrei: il “popolo del libro”.
Entriamo in un periodo ricco di ricorrenze fondamentali per la cultura ebraica da cui il professor Feuerstein ha tratto molto del suo approccio psico relazionale.
Presto sarà Rosh ha-shanà, il Capodanno che ricorda la creazione del Mondo, in particolare del primo uomo e della prima donna: genitori di tutta l’Umanità.
Un augurio tradizionale è quello di dire: “che tu sia iscritto nel libro della Vita” La scrittura in un libro è segno di vitalità, di presenza solida ed efficace nel futuro in arrivo.
L’attaccamento della cultura ebraica ai libri è tradizionale. Il poeta tedesco Heinrich Heine scrisse che la Torà è stata per gli ebrei la “Patria Portatile”; il grande critico e scrittore George Steiner ha ampliato questo concetto: “Ieri, oggi, domani la nostra vera Patria sarà sempre un testo” al di là dell’esistenza di un luogo fisico, ciò che conta è il “luogo spirituale”.
Cito volentieri l’ultimo libro che i miei genitori Elia Kopciowski Clara Costa Kopciowski, hanno scritto insieme, prima della scomparsa di mio padre (la sua memoria sia di benedizione). Il titolo che hanno scelto è stato: Le pietre del tempo. Perché l’ebraismo non si affida a luoghi fisici, ma alla cultura che si protrae nel tempo, grazie al passaggio di generazione in generazione. Passaggio voluto, ricercato, ritenuto essenziale e filo conduttore di oltre tremila anni di storia.
Il passaggio culturale ha permesso al popolo ebriaco di non perdersi, ovunque fosse, di non vivere il dramma dell’analfabetismo mai, né tra gli uomini né tra le donne, neanche nel Medio Evo quando in Europa la lettura era patrimonio di pochissime persone, tra cui le donne non erano incluse. Analfabetismo mai, in nessuno strato della popolazione, neanche i più poveri. E l’apprendimento della lettura e della cultura in senso generale, riguardava tanto la tradizione ebraica quanto quella dello stato in cui si viveva, prevedendo la flessibilità mentale necessaria ad acquisire codici grafici e mentali molto diversi tra di loro.
I bambini cominciavano l’apprendimento della lettura molto presto e il loro primo contatto “ufficiale” con il testo scritto era accompagnato da cose dolci, soprattutto il miele, affinché venisse collegato mentalmente ad esperienze gradite, accolte con gioia e la sensazione di onore: si è protagonisti di un evento importante.
Riporto un brano dall’ultimo libro che Feuerstein ha scritto: CHANGING DESTINIES The Extraordinary Life and Time of Prof. Reuven Feuerstein. Louis H. Falik Foreword By Rabbi Rafi Feuerstein
I started to read at the age of 3.
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At the age of 8 my father asked me to help a young boy who had never learned to read. I was invited to try to make him learn to read. Don’t ask me now what I did, but he learned to read, and this made me some kind of reputation and some adults referred to me and asked whether I could prepare them.
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Collego le parole del libro ad una memoria mia personale di un suo ricordo di cui mi ha reso partecipe, tra i tanti, nei lunghi anni in cui ho avuto l’onore di affiancarlo in molti eventi formativi. In prossimità della maggior età, 13 anni, di un ragazzo che ambedue conoscevamo, mi ha raccontato che una delle sue primissime esperienze educative è stata quando lui era bambino ed un genitore, molto triste perché il figlio non era stato in grado di leggere il brano biblico che, per solennizzare l’evento, la tradizione vuole avvenga con la presenza della Comunità. Reuven, si era cimentato con successo in quell’impresa che era risultata impossibile a tanti. Probabilmente si tratta proprio dell’esperienza riportata nel libro CHANGING DESTINIES)

Reuven Feuerstein in alcune occasioni ha detto: “Le mie prime esperienze di Psicologo, sono avvenute attraverso l’insegnamento visto come passaggio culturale.“
Disegno di Giorgio Mieli
