Condividiamo con voi un estratto del racconto Il gomitolo di Gabriella Costa.
16 OTTOBRE 1943
Quella mattina, molto presto, mio padre era uscito di casa come ogni mattina per recarsi alla fermata del tram e raggiungere il suo posto di lavoro.
Spaventato, vide le camionette dei tedeschi armati di mitra che andavano a prelevare gli ebrei al numero 201 della nostra via. Immediatamente dopo sarebbero venuti al 193 dove abitavamo noi.
I Tedeschi avevano una lista con gli indirizzi delle famiglie ebraiche residenti nella zona, erano accompagnati da italiani ferventi seguaci del partito fascista.
Non potevano sbagliare!
Papร tornรฒ immediatamente sui suoi passi e coraggiosamente entrรฒ nel portone che nel frattempo era stato presidiato da altri soldati armati.
Entrรฒ tremando sotto lo sguardo indifferente del militare incaricato di impedire a chiunque di uscire, ma non di entrare eโฆโฆโฆ .
โPrestoโฆ..prestoโฆโฆprestoโ questa semplice parola per molti vuol dire poco o niente, per me รจ lโinizio di una travagliata esperienza.
Presto, presto, gridava mio padre con voce rotta dalla paura quella mattina del 16 Ottobre, correndo per la casa, cercando di portare in salvo la sua famiglia da una orrenda fine.
Continuรฒ a ripetere non so quante volte โprestoโ, quasi bastasse la semplice parola per farci muovere piรน svelti.
Non so chi mi tirรฒ giรน dal letto dove mi cullavo nei miei sogni di bambina, chi mi infilรฒ un vestito, mia madre, mia sorella?
Quello che ricordo รจ che non ebbi neppure il tempo di infilare le scarpe, le calzai con il calcagno schiacciato ed ancora oggi sento il fastidioso dolore sui piedi scalzi.
Mia madre in vestaglia, mio fratello e mia sorella vestiti alla bell’e meglio come me, solo mio papร era vestito correttamente con un completo grigio quando lasciammo, correndo affannati, lโappartamento nel quale abitavamo da tanti anni.
La porta di un appartamento al piano superiore fu socchiusa, allโimprovviso, e si affacciรฒ attraverso la fessura semiaperta, il signor Collin, che sentendo il trambusto per le scale, aveva compreso allโistante la situazione.
Mi piace pensare che sia stato uno dei โgiustiโ che hanno contribuito alla salvezza del popolo ebraico. Grazie signor Collini! Stringeva nella mano protesa una piccola chiave.
Quella chiave fu la preziosa artefice della nostra fuga. Fece la differenza tra vivere o morire.
โSignor Costa,โฆ..signor Costa, โchiamรฒ, emozionato, โquesta รจ la chiave che apre la porticina di ferro che si trova nel sottoscala, la prenda e fugga, lasci i bambini a me e a mia moglie li proteggeremo noi!โ
Mio padre dopo un attimo di incertezza, rispose โgrazie, ma la famiglia non voglio dividerla, i bambini verranno con me, faremo tutti la stessa fineโ
Ci precipitammo giรน per le scale, avevamo quasi raggiunto la porticina di ferro quando mia madre si ricordรฒ di aver lasciato sul fornello il tegame dellโarrosto con la fiamma accesa.
Mio fratello Emanuele con uno scatto provรฒ a risalire le scale, ma mio padre lo bloccรฒ afferrandolo per la camiciola che per la fretta era rimasta svolazzante fuori dei pantaloni.
In quellโistante ci giunsero le voci gutturali e inferocite dei militari tedeschi che ci intimavano di aprire la porta di casa, seguite dai colpi inferti con il calcio dei fucili che sfondavano la porta.
Questione di un attimo!
Papร dopo qualche attimo di esitazione aprรฌ con mano tremante la serratura della porticina di ferro che il portiere, un fascista che non aveva mai perso lโoccasione di farci dei dispetti, aveva sostituito a nostra insaputa.
Quella che ci era stata data in dotazione non avrebbe potuto funzionare e saremmo rimasti prigionieri nel sottoscala.
Ci trovammo finalmente nel cortile che attraversando via della Balduina, allora una stretta stradina fangosa di campagna, ci avrebbe portato in aperta campagna.
Vagammo per non so quanto tempo per i campi sotto unโ insistente e noiosa pioggerellina.
In mezzo al verde cโerano solamente alcune casupole di contadini sparse qua e lร , si saranno forse domandati cosa facessero quelle strane persone sotto la pioggia, senza ombrello in quella improbabile passeggiata.
Quando ci fermammo mio padre scoppiรฒ in lacrime disperate, mostrando la sua fragilitร nascosta dietro il suo aspetto sicuro e determinato, era la prima e fu lโultima volta che lo vidi piangere. Non avevamo piรน niente, niente casa, niente soldi, niente amici. Addio al suo violino che, accompagnato al pianoforte da mia mamma, allietava le nostre serate.
Come avrebbe potuto salvare e proteggere la sua famiglia?
Forse si pentรฌ di non aver accettato la generosa offerta del signor Collini. Ci strinse a sรฉ con affetto e riprese il controllo della situazione. Noi attendevamo fiduciosi le sue decisioni. Io personalmente, non avrei mai dubitato delle sue capacitร .
